MUSSOLENTE - Riapre Bar.Co al Parco della Vittoria

MUSSOLENTE - Riapre Bar.Co al Parco della Vittoria - Osservatore.Romano.vi.it

Con il mese di giugno riapre a Mussolente, all’interno del Parco della Vittoria, il Bar.Co, bar della Comunità, promosso dall’Amministrazione comunale in collaborazione con il Gruppo Parco e la Cooperativa Adelante. Partito l’estate scorsa con risultati più che soddisfacenti, Bar.Co fa parte di un progetto avviato dall’Amministrazione del Sindaco Cristiano Montagner ed è un luogo di socializzazione all’interno del parco comunale.

L'operatività è garantita dal Gruppo Parco costituitosi nel 2017, col quale collabora la Cooperativa Adelante che, forte dell’esperienza nel settore del sociale, coadiuva nella gestione del chiosco e coordina iniziative rivolte a bambini, adolescenti, famiglie e anziani.

L'Assessore alla Crescita Generazionale e Giovani, Alessandra Dissegna ci dice:“Bar.Co è un progetto che si inserisce all'interno del piano Parco-Plan. Esso è motivo di socializzazione, condivisione, valorizzazione e rivitalizzazione degli spazi comuni. Presidiando il parco, poi, non dovrebbero ripetersi gli episodi di vandalismo capitati in passato. Con la riapertura, posticipata a causa della emergenza sanitaria si passa da 30 a 40 ore di apertura settimanali".

Aggiunge Dario Sonda, consigliere comunale e rappresentante dell’Amministrazione comunale nel “Gruppo Parco”:“Dopo la chiusura stagionale riprende con il Gruppo Parco il dialogo mai interrotto e l'apertura ad associazioni e volontari per la ulteriore crescita del progetto"

Questi gli orari del Bar.Co: Lunedì, Mercoledì e Giovedì 16.00-22.00; Venerdì e Sabato 16.00-23.00; Domenica e festivi 09.00-11.30 e 16.30-22. Martedì chiuso.

(G.A. - 2020.06.01 - Nella foto: Un momento della inaugurazione dello scorso anno)

SOCIETA' - Il popolo? Se c'è, che batta un colpo.

SOCIETA' - Il popolo? Se c'è, che batta un colpo. - Osservatore.Romano.vi.it

Lo Stato così come lo conoscevamo e ci avevano insegnato a rispettare e difendere è da tempo altra cosa e cosa d’altri. Non c’è più un Popolo Italiano geloso custode dei suoi confini: c’è Europa che è già Eurasia.

Il concetto basato su di un territorio con le sue frontiere, un popolo con le sue tradizioni il suo esercito, le regole e la divisione dei poteri per auto governarsi, il diritto di battere moneta imposto ed accettato per via della credibilità e solvibilità riconosciuta a chi lo imponeva, sono effettivamente cose del secolo passato, dove con questa locuzione si vuole proprio significare idealmente una cosa lontana dacché da un secolo all’altro magari si passa, ma il lasso intero difficilmente si supera e quand’anche lo si superasse, si servirebbe a ben poco nel contesto di che trattasi.

La cessione di sovranità cominciata all’indomani della seconda guerra mondiale quando gli Stati Nazione hanno ritenuto che alleanze non solo militari li avrebbero preservati dalla barbarie in cui erano piombati, è continua ed ininterrotta.

I propositi ideali e pur alti, non tenevano conto che, come capitato con la divisione tra Stato e Chiesa, al progresso avrebbe fatto bene un sano controllo di ciascuno Stato sulla sua economia: senza sconti né allargare di abbracci.

Se ciò peraltro non si è intuito quando a rappresentare i popoli era gente di profonda cultura personale ed esperienza, figurarsi se mai lo può capire la classe dirigente che oggi ci governa ed è figlia dell’autodeterminazione pretesa dalle lotte sociali di fine anni ’60 e del diciotto politico, giusto per stare in tema di preparazione o del diritto al reddito di inclusione anche per iscritti irregolarmente alle liste di “pantalone” a fronte delle pensioni da fame di quanti si sono dannati per il benessere del quale ancora per poco potremo godere.

Poco a poco siamo passati dagli Statisti ai politici utili idioti al soldo della finanza pronta a sostenerne le ”Fondazioni” dalle quali arringarci, perché si sa: da che mondo è mondo, è chi meno sa fare che pretende di insegnare.

Impensabile che l’arricchimento continuasse a passare per la produzione di armamenti la cui iperbolica evoluzione altro non farebbe intravedere che l’auto distruzione, chi tira i fili dell’umanità si è dato alla genetica più o meno modificata, alla farmaceutica, al biologico, all’ecologico moltiplicando il profitto con i valori aggiunti dalle mode o trasformando quelle che sono necessità virtuali indotte da bombardamenti mediatici, in denaro sonante per una decina o, meglio, quelle:“otto persone – come ammonisce il rapporto Oxfam 2016 – che da sole posseggono la ricchezza della metà più povera del pianeta”.

Vero come è vero che il denaro non basta mai ora quella sporca decina si sta dando la patina del mecenatismo ma favorisce, come stiamo vedendo, esperimenti ancora farmaceutici o in campo finanziario e monetario.

Non bastandogli più il “Signoraggio”, privilegio scippato ai Governi con la complicità di quegli utili idioti di cui si diceva e che oggi riempiono i loro consigli di amministrazione, hanno lanciato le cripto valute senza che alcuno si strappasse le vesti e facendo leva dal basso e da pochi euro di credulità popolare: questa si vera perché i pochi euro erano altrettanto veri finché non sono diventati cripto e difficilmente esigibili come gli euro che figurano per veri nei nostri estratti conto bancari dove, appunto, figurano per veri perché tali non sarebbero nemmeno quelli se ci sognassimo di passare insieme, anche solo io e voi pochi che leggete, contemporaneamente all’incasso.

Vanno intanto per la maggiore gli imprenditori del niente dove con niente non intendo essere offensivo, ma solo rimarcare che i fattori della produzione delle piattaforme informatiche non sono pesanti come quelli dell’economia reale perché se lo fossero neppure esse si sarebbero librate tanto in alto sotto il peso degli oneri sociali connessi al tradizionale processo produttivo.

Della scaltrezza e del doppio taglio del potere informatico, peraltro, la politica ha fatto recentemente le spese alle conte elettorali più importanti mentre l’emergenza sanitaria scatenata ed artatamente alimentata proprio tramite i “social” ha concretizzato tirannie di orwelliana memoria.

Ma tante ancora ne dovremo vedere finché chi ci dovrebbe rappresentare pensa all’agio di parenti ed amici nel presente, piuttosto che a sollevare dal disagio attuale e futuro il suo popolo.

Come dargli torto però? E' il Popolo, appunto, che non c’è già più.

(Giancarlo Andolfatto - 2020.05.28 - Immagine da www.pixabay.com)

SAGGISTICA - "Il mondo che vorrei" di Roberto Centofanti

SAGGISTICA - "Il mondo che vorrei" di Roberto Centofanti - Osservatore.Romano.vi.it

Roberto Centofanti, già Capo del 160° Corso "Patria e Dovere" dell'Accademia Militare di Modena, Ufficiale Italiano congedatosi anzitempo per divenire manager industriale di successo, anagraficamente oggi è anch'egli alla pensione e quindi "finalmente libero di dedicarsi alle sue passioni tra le quali la scrittura".

Ricco di esperienze imprenditoriali tanto quanto i suoi colleghi che hanno proseguito la vita militare ne hanno maturate nel mondo in divisa, oggi però egli può dire la sua potendo vantare un punto di vista formatosi alle più ferree regole del rispetto per l'uomo ma completate dalla conoscenza di cosa spinga, oltre agli ideali, l'uomo stesso.

Tali esperienze di formazione e lavoro non sono cosa da tutti; così ne nasce uno spunto che si colloca tra storia, filosofia, religione e politica contemporanee come un invito ad indagare l'irrequietezza dell'animo umano.  

"Ho conosciuto - dice Roberto Centofanti - sia in Patria sia all’Estero molte persone ed ovunque ho trovato le stesse sofferenze e le stesse gioie pur vissute in modo culturalmente diverso. Esse mi hanno insegnato che il mondo in realtà non è mai cambiato, ma perché? Non sono bastati i sacrifici compiuti dai nostri predecessori? Non sono state sufficienti le guerre combattute in ogni luogo, con i relativi milioni di morti? Le ingiustizie perpetrate, la mala politica, le sopraffazioni, non sono state abbastanza? Perché da millenni continuiamo a farci del male l’uno contro l’altro?"

(Giancarlo Andolfatto - 2020.05.25 - Nella foto: la bella copertina del saggio di Roberto Centofanti)

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